CONVEGNO BEATA MARIA CRISTINA DI SAVOIA

SIRACUSA, 04/05/2021

Nei 700 anni dalla morte del grande Poeta, conosciuto in tutto il mondo, orgoglio di noi Italiani, tanti hanno scritto e parlato di lui e della sua Divina Commedia, commentata e tradotta in tutte le lingue, perfino in dialetto siciliano e calabrese. Quest’anno, nel 700° anniversario della sua morte (1321-2021) fra altre pubblicazioni, degni di nota sono tre volumi, apparsi su RASSEGNA N.2):

A RIVEDER LE STELLE di ALDO CAZZULLO;

IN CAMMINO CON DANTE di FRANCO NEMBRINI e DANTE di ALESSANDRO BARBERO.

Tre nomi di tutto rispetto, che meritano l’attenzione di chi ama Dante.

ALDO CAZZULLO, scrittore, saggista, nelle pagine di A RIVEDER LE STELLE, già all’inizio, afferma che il viaggio intrapreso da Dante “nel mezzo del cammin di nostra vita” è proprio quello che ciascuno di noi compie; la sua storia è anche la nostra: attraverso le pene dell’Inferno, superati pericoli e tentazioni, giungiamo alla beatitudine ed ad uno stato di serenità.

Nel suo volume di piacevole lettura ci offre il commento e l’analisi dei Canti dell’Inferno, soffermandosi sulle figure che, numerose, avendo perduto “il ben dell’intelletto”, sono condannate ad espiare le loro colpe, secondo la legge del contrappasso.

Di ciascuna ricorda episodi e vicende della sua vita ne analizza con sensibilità la natura, cogliendo anche l’aspetto umano. Ogni personaggio gli offre lo spunto per descrizioni dei luoghi, per fornire notizie storiche, non soltanto del tempo di Dante, (la battaglia di Campaldino), ma anche del tempo più vicino a noi: il Risorgimento, l’Irredentismo; e coglie anche l’occasione e per fare riferimento a fatti e avvenimenti dei nostri giorni. E’ un piacevole excursus dei versi di Dante.

L’Autore, inoltre, ammirando il suo pensiero, le convinzioni, i principi, le idee, esalta la grandezza del divino Poeta, che, afferma, “inventò l’Italia”.

FRANCO NEMBRINI, professore carismatico, presidente della Federazione Opere Educative divulgatore, conferenziere, nel suo volume “IN CAMMINO CON DANTE” ci accompagna nella presentazione   di tutt’e tre le Cantiche con un approfondito esame, dando di ciascuna una appropriata definizione:

L’Inferno è il Regno del dolore eterno, delle pene da soffrire per le colpe commesse, com’è scritto sulla porta: LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH’ENTRATE.

Il Purgatorio il Regno della Misericordia e del Perdono; dell’espiazione, dove i peccatori purificati dei loro peccati e aiutati dalle preghiere di suffragio dei vivi, potranno redimersi e vedere aprirsi le porte del Paradiso.

Il Paradiso la Cantica della Gloria, della Felicità Eterna.

Quello compiuto dal Poeta è il percorso che ciascuno di noi compie durante la sua esistenza e, se illuminato dalla Grazia divina, giunge alla felicità eterna.

Nell’analisi degli episodi e dei personaggi presenti nel Poema il prof. rivela le sue convinzioni di credente, l’osservanza dei principi evangelici, ma anche le sue esperienze umane e affettive di padre e di cocente.

Vede tutto trasfigurato dall’Amore di Dio, insiste sui valori insostituibili: la libertà, la Verità, l’umiltà, la Misericordia divina, l’Amore.

Interessanti e coinvolgenti le riflessioni sul Mistero della TRINITA’: il Padre che genera, il Figlio si fa Uomo e lo Spirito aleggia e irradia Amore.  Tre Luci che si illuminano e si riflettono a vicenda, “tre Cerchi di tre colori e di una contenenza”.

Argomenti di discussione: il Libero Arbitrio, il Male presente nel mondo (è colpa dell’uomo o, come pensano alcuni, è mandato dal cielo?).

Interessanti gli accostamenti all’Arte: suo preferito l’Artista Gaudì e la Sagrada Familia, a cui fa spesso riferimento specialmente nella descrizione del Paradiso.

Esaltante l’ultima parte con la descrizione della visione dell’AMORE CHE MOVE IL SOLE E L’ALTRE STELLE.

 

ALESSANDRO BARBERO, storiografo, molto noto anche per i suoi interventi in tv, nel suo corposo volume DANTE ci offre una rigorosa, completa documentazione storica, raccontando nelle prime pagine i particolari della battaglia di Campaldino, alla quale molto probabilmente prese parte il Poeta in qualità di Cavaliere.

Cerca di indagare sulla sua nobiltà, da intendere in modo del tutto diverso. Risale ai suoi avi: al suo trisavolo Cacciaguida, che nel XXVII del Paradiso predice al suo discendente il triste esilio, al nonno Bellincione con i suoi quattro figli, al padre Alighiero, ai fratelli e, infine alla sua famiglia, la moglie Gemma Donati, e i cinque figli, Giovanni, Piero, Iacopo, Antonia e Beatrice, suora.

Parla dei suoi studi, che diventarono sempre più impegnativi, quando scoprì gli Autori classici. Ricorda i suoi amici: Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia, Forese Donati, fratello della moglie, che incontriamo nel Purgatorio.

Dedica un intero capitolo alla sua partecipazione alla vita politica, schierato con i Guelfi Bianchi; e dedica alcune pagine alla vita economica della città, piena di cantieri che avrebbero dato vita a quei monumenti che Dante non avrebbe visto mai.

Dà grande rilievo all’ incontro con Beatrice Portinari, colei che diventerà la sua Donna ideale, la sua Guida, Colei che lo condurrà dal Paradiso terrestre, attraverso i Cieli del Paradiso fino all’Empireo e alla visione di Dio.

 

Ripercorre i non facili dell’esilio (1300-1321) che lo videro ospite di nobili famiglie, per le quali lavorò come diplomatico, non senza disagio, mortificato, per doversi umiliare, “tu saprai/ come sa di sale lo pane altrui/e com’è duro calle lo scender e salir per l’altrui scale” gli predice il suo trisavolo Cacciaguida.

Passa da Arezzo a Verona, presso Cangrande Dell Scala, a Bologna, città universitaria, ricca di studenti, a Treviso e, pare sia andato anche a Parigi, dove studiò filosofia e teologia.

Esule si unì ai Ghibellini e grande speranza di tornare a Firenze suscitò in lui la discesa in Italia di Arrigo VII nel 1311; morto lui, due anni dopo, dovette rassegnarsi.

Ultimo suo rifugio la città di Ravenna, capitale ecclesiastica, grande centro commerciale, ospite di Guido Novello Da Polenta.

Qui trascorse l’ultimo periodo della sua vita, invero molto breve, perché, colpito dalla malaria, contratta forse per una visita alle paludi di Comacchio, si spense nell’ottobre del 1321, a Ravenna dove è sepolto.

CONFERENZA A DISTANZA TENUTA PER LE ADERENTI E GLI AMICI DEL CONVEGNO M.C. DI S. DI SIRACUSA

TENUTA DALLA PROF.SSA LUCIA PUMA LOMBARDO ,NOSTRA  SOCIA E PRESIDENTE ONORARIA.

INVIATA DA LIA BONAFEDE PRESIDENTE CONVEGNO DI SIRACUSA